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Comunicati
07/07/2010 - DIECI DOMANDE ALLA "NOSTRA RICERCATRICE" - "Il mio impegno per la speranza" Abbiamo incontrato la dott.sa Mirella Meregalli, il tecnico di laboratorio finanziato dal Fondo DMD che opera per le attività inerenti a indagini di biologia molecolare e indagini immunoistologiche. Assunta con un contratto a tempo determinato di tre anni dall’Università degli Studi di Milano attualmente è impegnata presso il dipartimento di Scienze Neurologiche della Fondazione IRCCS Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano diretto dal Prof. Nereo Bresolin. A distanza di qualche mese dall’inizio del contratto la dottoressa si sta concentrando nell’ambito del programma di ricerca sulla distrofia muscolare in particolare allo studio delle cellule staminali nella terapia delle malattie neuromuscolari. Con lei abbiamo fatto il punto della situazione sulla ricerca; ne è uscito un quadro interessante
22/03/2010 - "A COLLOQUIO CON LA DISABILITA': EMANUELE UNIVERSITARIO DI 22 ANNI..." La dott.ssa Giuliana Parodi intervista il dott. De Liso ed Emanuele, 22 anni, affetto dalla Distrofia muscolare di Duchenne, ma va all’università, naviga su Internet e...... di seguito l'articolo completo da IN EUROPA del 22 Marzo 2010.
19/03/2010 - INTERVISTA ALLA DOTT.SA GRAZIA D'ANGELO L’Associazione “Gli Amici di Emanuele” ha incontrato la dottoressa Grazia D’Angelo che opera presso l’unità semplice di patologie neuromuscolari nel reparto di riabilitazione funzionale all’interno dell’Istituto di Ricerca e Cura IRCCS Eugenio Medea di Bosisio Parini in provincia di Lecco. Questo istituto è gestito dall’Associazione “La Nostra Famiglia” di cui fa parte anche il “Fondo DMD – Gli Amici di Emanuele”. Da molti anni l'Istituto Eugenio Medea sviluppa conoscenze e competenze al fine di prevenire le varie forme di disabilità fisiche, psichiche e sensoriali (www.emedea.it). Le 10 domande che le sono state rivolte hanno lo scopo di far conoscere e far capire meglio la distrofia muscolare di Duchenne e disegnano un quadro preciso sullo stato e sulle prospettive della ricerca di questa malattia.
11/10/2009 - UN RICERCATORE "TUTTO PER NOI" GRAZIE ALL'AIUTO DI TUTTI
L’Associazione La Nostra Famiglia – Fondo DMD – gli Amici di
Emanuele ha stanziato la somma di 38.415,49 euro annui per tre anni per la borsa di studio di un
tecnico di laboratorio.
Verrà testata su bambini affetti da Distrofia Muscolare
di Duchenne la tecnica dell’exon-skipping, la nuova frontiera della
ricerca per questa patologia. Dal 29 novembre all’8 dicembre a Villa
Litta una mostra d’arte contemporanea finanzia la sperimentazione. Il Fondo per la Ricerca sulla Distrofia Muscolare di
Duchenne, affiliato all’Associazione La Nostra Famiglia di Bosisio
Parini, ha avviato un campagna di raccolta fondi a supporto della
seconda fase del Progetto Uomo, volto a determinare l’efficacia e la
“safety” del trapianto di cellule staminali autologhe, cioè provenienti
dallo stesso soggetto. Per questo motivo il Fondo DMD e La Nostra
Famiglia organizzano, dal 29 novembre all’8 dicembre,
“Milledicuori: le forme e i colori della ricerca”, una mostra
d’arte contemporanea presso Villa
Litta Borromeo di Lainate.
All’iniziativa hanno aderito 69 pittori di fama nazionale e
internazionale; all’interno della manifestazione, nella giornata
inaugurale è previsto un concerto di musica da camera, il 7 dicembre un
concerto Gospel-Spirituals mentre nella giornata conclusiva, l’8
dicembre alle ore 17.00, ci sarà la battitura d’asta delle opere
esposte. Nota Stampa - La ricerca - MillediCuori
04/11/2008 PROGETTO ABBATTI-BARRIERE: RINGRAZIAMENTI
Dall'associazione la Nostra Famiglia - Eugenio Medea di Bosisio
Parini riceviamo e pubblichiamo.
19/01/2007 STAMINALI: DISTROFIA DUCHENNE; PROCEDURA TRAPIANTO E' SICURA
(ANSA) -
MILANO, 19 GEN - Il trapianto autologo di cellule
staminali per curare
la distrofia di Duchenne ''si puo' fare in sicurezza'', sapendo
cioe' che non crea problemi all' organismo dei giovani pazienti,
e che anzi puo' generare ''un ambiente favorevole alla
rigenerazione muscolare''. Lo hanno dimostrato i ricercatori
dell'Unita' di Neurologia del Policlinico di Milano, diretta dal
professor Nereo Bresolin (Centro Dino Ferrari), il cui studio e'
in via di pubblicazione su una rivista americana del settore. (Bresolin-Duchenne-3.pdf)
17/11/2006 Comunicato del Dott.Torrente (Policlinico di Milano) al Fondo DMD La
recente scoperta scientifica comunicata dal Prof. Giulio Cossu e dalla
sua equipe riguardante l’efficacia dell’iniezione di mesangioblasti in
cani distrofici apre la strada per l’utilizzo di queste cellule
staminali nell’uomo.
17/06/2006 "Uno come tanti" di Bruno G. Kullmann
Per informazioni info@fondodmd.it Il libro di bruno Intanto bisogna ringraziare Bruno per aver scritto, credo fra non poche difficoltà, questo libro. "Uno come Tanti” è un inno alla vita, che meriterebbe per la sua semplicità d’espressione, per la capacità di trasmettere gioia di vivere e per la naturalezza con la quale si raccontano situazioni non certo gratificanti per la qualità stessa della vita, l’onore della stampa. Solitamente la malattia del corpo corrisponde alla malattia dell’anima; quando questo accade, l’Io si commisera, si piange addosso imprecando e infierendo contro chi si ritiene causa del proprio male, sia essa entità naturale o soprannaturale. Per Bruno non è stato così: la malattia del corpo, la distrofia muscolare, che deturpa e modifica proprio il corpo, non gli ha impedito minimamente di continuare a vivere. Anzi, a trentotto anni il dottor Kullmann ha trovato la forza di raccontarsi e di raccontare il suo personale calvario, senza la presunzione di voler insegnare nulla a nessuno, ma solo di offrire un’occasione di riflessione sull’universo di pregiudizi che questa società, dell’apparire più che dell’essere, riserva ai “diversamente abili” (infelice, quanto ipocrita definizione istituzionale di persona malata) qualunque sia l’ambiente sociale di appartenenza. Nemmeno l’ambiente medico-ospedaliero, quello di Bruno, per intenderci, ha fatto sconti!! “Uno come Tanti” è anche un mezzo per avvicinarsi a Dio, al quale ci si rivolge non per chiedere un’improbabile guarigione, ma la forza di poter continuare con il suo aiuto ad aiutare il prossimo e a superare le difficoltà quotidiane della malattia. Ecco, questo è il Credo che Bruno osserva per vincere la routine delle sue giornate (casa, lavoro, coro); nella sua preghiera personale, conscio del fatto che non tutti in uno stato di malattia godono del privilegio della fede, prega il Signore perchè allevi loro le sofferenze e faccia un modo che un barlume di speranza illumini l’orizzonte oscurato dagli anni e dal progredire inesorabile della malattia. Un velato pessimismo leopardiano fa anche dire a Bruno in quei pochi momenti di sconforto che “la natura (matrigna) ammala, Dio aiuta a convivere con la malattia”; senza con questo voler necessariamente attribuire alla natura un significato negativo, dato che attraverso le manifestazioni del Creato “un fiore, un albero, una montagna, il sole, le persone…” si impara a conoscere (e frequentare) Dio. Il Libro di Bruno si legge tutto di un fiato; già dalle prime pagine si comprende come l’autore voglia far breccia (e ci riesce) nell’animo delle persone, affinché si aprano al prossimo e rivolgano lo sguardo a quel mondo di esseri umani che questa società, dell’apparire più che dell’essere, emargina e ghettizza in categorie: ora handicappati, ora disabili, ora diversamente abili. Un crescendo di idiozie!! Il malato di qualunque malattia soffra è solo un essere umano che in un periodo della sua vita, per alcuni breve, per altri, purtroppo, lungo una vita, ha bisogno di aiuto e il mondo terreno, a questa richiesta, spesso è sordo! Voglio chiudere questo mio scritto con un augurio di speranza per i miei amici malati di distrofia muscolare che trova fondamento nelle parole del professor Puri, che tu Alberto, amico di Bruno, e ora, permettimi, anche mio, sicuramente conosci. Eccole: “Il (mio) sogno è quello di vedere un bambino distrofico guarito, che corre su un prato. La speranza è quella di esserci quando qualcuno riuscirà a ridare ad un malato di distrofia la forza per alzarsi in piedi dalla sua carrozzina. Quel qualcuno forse non sarò io. Ma quel giorno conto proprio di vederlo”. Emilio Fortunato
In amicizia Conosco Bruno da almeno sette anni,…se non ricordo male lo vidi per la prima volta nel maggio del ‘99. Come ogni mercoledì, quella sera eravamo in oratorio per le prove del coro e Don Cesare ci aveva avvisati del suo arrivo. Rimase in piedi ad ascoltare se quel gruppo di elementi dagli “…anta” in su, come ci definisce lui, potevano essere alla sua altezza. Decise di cantare con noi e di suonare per noi. Da lì iniziò una bella esperienza corale e un’amicizia fraterna che con il tempo, tra una discussione e l’altra, è andata maturando sempre più. Non so come, ma in un batter d’occhio abbiamo iniziato a frequentarci e ad instaurare un rapporto che sembrava esistere fin dall’infanzia. Era già malato, ma non necessitava ancora di tutte quelle attenzioni che oggi sono divenute indispensabili. Con il passare dei giorni, dei mesi e degli anni, la malattia ha iniziato a gravare sempre più: cambiamenti impercettibili, che nella quotidianità non si notavano, oggi affiorano come macigni...se i primi tempi faceva i gradini a due a due ed era indipendente negli spostamenti, ora trova difficile anche affrontare un marciapiede o un leggero dislivello senza una spalla di supporto. Bruno ha un coraggio da leone e affronta le ostilità con forza d’animo e determinazione. Sembra non abbia paura di questa vita così dura anche se, a volte, la maschera che cela il suo orgoglio ferito cade, per lasciare spazio alla rabbia che si porta dentro. La malattia, già difficile da accettare con se stessi, è resa ancora più complicata dal fatto di doverla palesemente esternare al mondo…forse il suo cruccio più grande è farsi vedere in giro sempre accompagnato da questa nefasta compagna di sventura, la distrofia muscolare. Fino al giorno del nostro incontro non sapevo neanche cosa fosse la distrofia, se non per sentito dire. Quando i problemi non ti colpiscono da vicino sembra non esistano neanche, ma la realtà è differente. Ho accompagnato più volte Bruno in un centro dove studiano la sua e altre malattie neuro-muscolari degenerative e tristemente mi sono resa conto di quante famiglie debbano convivere quotidianamente con la “disabilità”; alcuni bambini non comprendono neanche quale sia la normalità, perché sono nati con questo carico sulle spalle e dovranno probabilmente portarselo appresso per tutta la vita. Tutta la vita?! Chissà quanti anni, mesi, giorni rimangono?…alcuni bimbi soffrono di malattie talmente rare da non avere speranza di sopravvivenza, sempre che la ricerca non trovi nuove soluzioni o affini studi, come quelli sulle cellule staminali, già in fase di sperimentazione. Credo di essere una delle poche persone con cui Bruno riesce ad aprirsi, anche se non è facile leggere dentro ad un testone che non ama parlare di sè e di quello che ha dentro. Chi lo conosce bene sa che dietro a quella corazza da orso che si mette regolarmente per uscire di casa, c’è un Bruno disponibile (sempre e per tutti) e nobile d’animo (e non solo a parole) che lo rende un amico unico. Con questo libro è riuscito ad esternare i suoi pensieri più intimi in modo semplice, così che si abbia la possibilità di conoscerlo più a fondo e, dedicando i proventi alla ricerca, ha manifestato tutta la sua generosità d’animo. Federica Conti
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