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La ricerca
Le distrofie muscolari sono un gruppo eterogeneo di patologie
caratterizzate da una progressiva degenerazione del tessuto muscolare e
perdita di forza. La Distrofia Muscolare di Duchenne (DMD), in
particolare, è una patologia ereditaria dovuta all’assenza di una
proteina della membrana muscolare chiamata distrofina. Recentemente è
stata presa in considerazione l’ipotesi di approcci sperimentali basati
sull’utilizzo di cellule staminali ottenute da tessuti adulti e non da
embrioni, che siano allo stesso tempo prive di rischi.
In questo ambito, nel 2005 si è concluso "Progetto Uomo" (la prima
parte) uno studio il cui scopo era verificare la sicurezza del trapianto
autologo di cellule staminali. Questo progetto, sviluppato dai
ricercatori del Policlinico di Milano, dell’Università di Milano, del
Centro Studi Dino Ferrai e dell’ IRCCS “E. Medea” - Associazione La
Nostra Famiglia e diretto dal Prof. Nereo Bresolin, è per ora l’unica
sperimentazione in Italia che prevede l’utilizzo di cellule staminali
nella Distrofia Muscolare di Duchenne.
La prima fase della sperimentazione clinica è
stata condotta su 8 bambini di eta’ compresa fra 5 e 8 anni. Le cellule
staminali sono state ricavate da campioni bioptici di muscolo tibiale
anteriore. Una volta isolate, le cellule staminali
così ottenute sono state iniettate nel muscolo abduttore
del mignolo della mano, molto piccolo per limitare i danni in
caso di problemi, successivamente nella sperimentazione clinica vera e
propria le cellule
staminali saranno ricavate
direttamente dal
sangue e
reinfuse nel sangue stesso. Quindi, per valutare eventuali danni,
è stata eseguita la risonanza magnetica, poi ripetuta ogni 2 mesi, con
responso sempre negativo per processi degenerativi, infiammatori o
neoplastici.In questa prima fase dello studio è stata dimostrata la non
tossicità delle cellule ed una miglior capacità di ossigenazione
muscolare nei soggetti trattati. Questi dati sorpassano ogni
aspettativa, specialmente se si pensa che le cellule staminali iniettate
non erano in grado di produrre la proteina distrofina.
Nell’ottica di un eventuale proseguimento clinico della prima fase del
trapianto autologo di cellule staminali in soggetti DMD, lo stesso
gruppo di ricerca ha iniziato ad investigare la possibilità di combinare
la terapia cellulare con una potenziale terapia genica denominata "exon
- skipping". Tramite questo approccio è possibile indurre la
riespressione della distrofina mancante nelle cellule staminali e
garantire così risultati più significativi e duraturi dopo il
trapianto.
Per questo motivo i ricercatori hanno cominciato ad analizzare la
capacità di cellule staminali derivate da soggetti distrofici di
recuperare l’espressione di distrofina umana tramite metodica di
exon-skipping e di sostenere la rigenerazione muscolare in topi
distrofici.
“Tutti questi dati dimostrano la possibilità di ottenere una terapia con
cellule staminali autologhe che possa portare a una riespressione di
distrofina funzionale nei muscoli scheletrici di soggetti malati –
afferma Nereo Bresolin, responsabile del progetto di ricerca - una delle
difficoltà che dovremo affrontare è rappresentata dalla singolarità
dell’errore che ogni malato presenta e che deve prevedere una correzione
individuale. Inoltre il procedimento è molto costoso, perché queste
cellule staminali, che vengono sottoposte anche a processi di espansione
e di purificazione, sono trattate secondo le norme di Good Medical
Practice (GMP) utilizzate per i farmaci. Basti pensare che in questo
caso un barattolino di glucosio può costare anche 5000 euro. E la
sperimentazione intera, qualcosa come 30 mila euro a bambino”.
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